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I punti delle ferite di Gesù

I PUNTI DELLE FERITE DI GESÙ: CONSIDERAZIONI TEORICHE
Alberto Lomuscio – Sowen Milano
RIASSUNTO

 

Le alterazioni energetiche che si possono ipotizzare nel corpo di Gesù, prima ancora della crocifissione vera e propria, possono essere fatte risalire a quanto accadde ai Getsemani: Gesù, sapendo che la sua morte era vicina, accusò uno stato di profonda angoscia e, come descritto dal medico Luca, il suo sudore divenne simile al sangue. La perdita ematica, associata al freddo della notte e al grave stress emotivo; inoltre, la dispersione (mediante sanguinamento) di tutti i punti Shu dorsali e del Du Mai, può aver provocato da un lato un indebolimento generalizzato di tutti gli Organi e Visceri, e dall'altro un grave indebolimento dello Yang corporeo. Sulla croce, poi, la lesione del 6MC o dell'8MC possono aver ulteriormente danneggiato il cuore per lesione del Luo longitudinale dell'MC e di Yin Wei. Il Fuoco sofferente ha poi colpito il Metallo, a causa dell'insufficienza respiratoria legata alla posizione in croce e ancora alla lesione di 6MC e di 3F, che insieme controllano la pienezza toracica. Il Metallo ha poi danneggiato il Legno, con ulteriore ipovolemia, anche per le lesioni di 3F (punto Yuan dell'organo che controlla la volemia) ed eventualmente di 43 St, altro punto corrispondente al Legno. Il Legno può aver poi indebolito la funzione della Terra, con accumulo di Tan, ovvero di liquido trasudatizio raccoltosi nel pericardio, quel liquido simile ad acqua che è fuoruscito al momento della lancia nel costato, episodio che ebbe luogo però dopo la Sua morte. E' probabile che il punto colpito sia stato il 23R a destra, e il 23R è proprio un punto che tonifica il Cuore Zang: è ovvio pensare che, qualora venga leso, danneggi il Cuore stesso; e non è un caso, probabilmente, che il nome di questo punto sia "Consacrazione divina" o "Segno dello Spirito".

L'ipotesi di un infarto miocardico spiegherebbe perché Gesù è sopravissuto per così poche ore alla crocifissione, spiegherebbe la presenza di versamento acquoso in pericardio, e spiegherebbe anche il grido al momento della morte, tipico della rottura di cuore e/o della fibrillazione ventricolare. Non si può escludere che il processo ischemico sia iniziato prima della crocifissione, considerata l'estrema difficoltà che Egli ebbe nel portare sulle spalle il legno traverso della croce (patibulum),

PAROLE CHIAVE: Gesù Cristo, Croce, Ferite, MTC

SUMMARY

The energetic troubles of Jesus Christ before crucifixion are related to what happened in the Getsemani Garden: Jesus felt his death very close, and fell in a profound sorrow, and his sweat was similar to blood, as reported by Luca, who was a doctor. The blood loss, together with the cold night and the psychic stress, hurted the Shao Yin axis; moreover, the Shu acupoint of the back have been whipped, as well as the Governor Vase Channel, so that additional blood was lost, with consequent loss of Yang and weakening of Zang/Fu. On the Cross the lesion of 6 and/or 8 PC damaged the Luo Channel of Xin Bao and the Yin Wei, potentially causing a cardiac ischemic lesion. The damaged Fire hurted Metal (for the respiratory insufficiency related to the position on the Cross and for the lesion of 6 PC and 3 LR, that control the thorax). The Metal damaged the Wood, with additional hypovolemia (3 LR controls the volemia, and 43 ST is an acupoint corresponding to Wood). The Wood damaged Earth, with production of phlegm (pericardial effusion): when the spear wounded the thorax, a mixture of water and blood was produced, and this happened after Jesus’s death. The acupoint was probably 23 KI, and this point just tonifies Haert-Zang: so, if it is damaged, the Heart is damaged, too; and it is not a case that this point’s name is “Sign of Spirit”. The hypothesis of a myocardial infarction could explain why Jesus survived on the Cross only few hours, as well as a watery effusion in the pericardium, and even the cry in the moment of his death, which is caused by heart rupture and/or by ventricular fibrillation. The ischemic process might start before crucifixion, because Jesus was extremely fatigued when he carried the patibulum.

KEY WORDS: Jesus Christ, Cross, Wounds, TCM

 

ASPETTI FISIOPATOLOGICI IN MEDICINA OCCIDENTALE

 

ELEMENTI STORICI

Le descrizioni più attendibili delle sofferenze di Gesù so­no rilevabili nel Nuovo Testamento,particolarmente nei Vangeli. Gli Autori cri­stiani, ebrei e romani di quel periodo ci danno invece utili informazioni sul sistema giu­diziario dei Romani e degli Ebrei, nonché sulla pratica delle punizioni inflitte ai con­dannati, segnatamente la fla­gellazione e la crocifissione. Alcuni Autori, come Plutarco, Livio e Seneca ci parlano della crocifissione in genera­le, mentre della crocifissione di Gesù in particolare riferi­scono Autori romani come Svetonio, Plinio il Giovane e Tacito, Autori non romani come Luciano di Samosata, Giuseppe Flavio e anche il Talmud ebraico. Oggi, la conferma dei fatti evangelici da parte di testi­monianze storico-archeologi-che rappresenta una base credibile su cui realizzare una moderna interpretazione in chiave medica delle soffe­renze del Cristo. A causa delle varie modifi­che del calendario, non è possibile sapere con preci­sione quale sia stato l'anno della nascita e quello della morte di Gesù, anche se è molto probabile che Egli sia nato nel 4 o nel 6 a.C, e sia morto nel 30 d.C. durante la festa di Pasqua, l'ultima cena avrebbe avuto luogo giovedì 6 aprile e Gesù sarebbe stato crocifisso il giorno seguente, 7 aprile o 14 Nisan. Nell'orto dei Getsemani Gesù, sapendo che la sua morte si avvicinava, cadde in uno stato di pro­fonda prostrazione psicolo­gica e, come descrive il medico Luca, il suo sudore divenne simile al sangue. In chiave medica questo feno­meno, seppure piuttosto ra­ro, viene chiamato ematoidrosi e può verificarsi du­rante stati emozionali gravi: si ha un'emorragia nelle ghiandole sudoripare, che rende fragile e delicata la cute. La descrizione di Luca rende poco probabile che si sia trattato di una forma di sudorazione brunastra, detta cromidrosi eccrina, mentre avvalora l'ipotesi dell'ematoidrosi. Questa situazione può aver dato inizio a un lieve grado di ipovolemia, aggravata probabilmente dal freddo della notte. A mezzanotte, Gesù fu arre­stato dagli ufficiali del tem­pio e durante la notte fu pro­cessato da Caifa e dal Si­nedrio politico che lo ritenne colpevole di comportamento blasfemo. Le guardie lo bendarono e lo percossero con schiaffi e pugni sul viso. Dopo l’alba, Gesù fu processato dal Sinedrio religioso (Farisei e Sadducei), e fu nuovamen­te accusato di essere blasfe­mo (si ricorda che a quell'e­poca questo reato era puni­bile con la morte). Poiché però l'esecuzione capitale doveva essere confermata dal governo romano, Gesù fu condotto da Ponzio Pilato, procuratore della Giu­dea, il quale non trovò motivi validi per condannarlo e lo inviò a Erode Antipa, Tetrarca della Giudea, il quale, non trovando giustificate ra­gioni per accusarlo, lo rinviò a sua volta a Pilato, che dovette infine cedere alle richieste pressanti del popolo che ne chiedeva la crocifis­sione.

È certo che Gesù fosse in ottime condizioni di salute prima di quella notte, in quanto non avrebbe potuto camminare a piedi per tutta la Palestina se avesse avuto qualsiasi malattia. Quella notte, però, ebbe un gravissi­mo stress emotivo, conferma­to dall'ematoidrosi e peggio­rato dall'abbandono dei suoi discepoli e dalle botte prese dalle guardie, nonché dal fatto che quella notte dovette percorrere a piedi almeno 4 km per spostarsi da un pro­cesso all'altro.

Dunque, Gesù arrivò al momento della flagellazione già gravemente minato nel fisico e nella psiche.

 

LA FLAGELLAZIONE

A quei tempi, la flagellazio­ne era usanza tipica prima della crocifissione ed era evi­tata solo nelle donne, nei se­natori e nei soldati (purché non fossero disertori). Veniva utilizzato il flagellum, o frusta corta, formata da cinghie di cuoio in cui erano inserite palline di ferro o pezzi di osso taglienti. Il condannato, denudato e con le mani lega­te in alto, veniva frustato sul­la schiena, sulle natiche e sulle gambe allo scopo di in­debolirlo gravemente e por­tarlo verso il collasso. Dal punto di vista medico, le palline di ferro determinava­no gravi contusioni e le cin­ghie di cuoio, con o senza pezzetti d'osso, producevano ferite sempre più laceranti e sanguinanti, finché il dolore e la perdita ematica sfocia­vano nello shock ipovolemico, la cui gravità influiva pe­santemente sulla durata della successiva sopravvivenza sul­la croce. Nel caso di Gesù, la flagellazione fu particolar­mente brutale e i suoi effetti furono sicuramente aggrava­ti dalla precedente ematoidrosi. Inoltre, lo stress psico­fisico dei processi, nonché la fame, la sete e il sonno rese­ro le condizioni di Gesù mol­to gravi già prima della cro­cifissione vera e propria.

 

LA CROCIFISSIONE

L'uso della croce venne pro­babilmente introdotto dagli antichi Persiani e successiva­mente portato in Egitto e aCartagine da Alessandro Magno. È probabile che i Romani l'abbiano ereditata proprio dai Cartaginesi. Si trattava di uno dei metodi di tortura e di esecuzione più vergognosi e dolorosi, ed era riservato unicamente ai peggiori criminali, ai rivoluzionari, ai disertori, agli schiavi e agli stranieri, in quanto il diritto romano pro­teggeva gli altri condannati da una morte così violenta e crudele.

In origine, presso i Persiani, il condannato era legato a un albero, oppure veniva in­chiodato ad un asse vertica­le, in modo che i suoi piedi non toccassero e contami­nassero la terra sacra. Solo successivamente entrò in uso una vera croce (di cui esiste­vano diverse varianti, come mostra la Tabella 1), formata da un supporto verticale, detto colonna e da un asse orizzontale, chiamato patibulum.

Tabella 1

 

 

VARIANTI DELLA CROCE

 

 

NOME LATINO

 

CARATTERISTICHE

 

 

Infelix lignum
Albero
Crux simplex
Palo verticale
Crux composita:
Colonna e patibulum:
Crux umilis
Croce bassa
Crux sublimis
Croce alta
Crux commissa
Croce a T greca
Crux Immessa
Croce latina
Crux decussata
Croce a X

 

 

 

 

Il condannato doveva porta­re la sua croce dal luogo del­la flagellazione a quello del­l'esecuzione, in genere fuori dalle mura della città, ma poiché il peso della croce in­tera era superiore ai 130kg, veniva trasportata dal condannato soltanto la trave orizzontale, il cui peso oscil­lava da 35 a 55 chili circa, mentre il supporto verticale era già presente sul luogo della crocifissione. La legge prescriveva che, subito prima dell'esecuzione, il condannato potesse bere un miscuglio di vino e mirra (chiamato fiele), allo scopo di provocare una lieve anal­gesia. Successivamente la vittima veniva stesa per terra e le sue mani venivano in­chiodate al patibulum, anche se talora venivano solo lega­te con robuste funi. I resti archeologici di un corpo croci­fisso, trovati in un ossario presso Gerusalemme, che risalivano al tempo di Gesù, mostrano chiaramente che i chiodi avevano una lunghez­za di circa 15 cm e che venivano fatti passare attraver­so i polsi e non, come comu­nemente si crede, attraverso il palmo della mano. Infatti, è dimostrato che in questo modo il peso del corpo pote­va essere sostenuto, mentre il palmo delle mani si sarebbe lacerato in breve tempo. I piedi venivano inchiodati sulla parte anteriore della trave verticale e pertanto le ginocchio dovevano essere flesse e le gambe ruotate lateralmente.

La sopravvivenza andava in genere da poche ore ad alcuni giorni e i soldati pote­vano accelerare la morte col cosiddetto cricifragium, ossia battendo forti colpi sulle ginocchio del condannato, allo scopo di creare fratture che gli avrebbero impedito di sollevare il peso del corpo per poter respirare. Inoltre, spesso gli insetti entravano nelle ferite aperte, negli occhi, nel naso e nelle orec­chie della vittima e gli uccelli rapaci ne sbranavano pezzi di carne. Quando moriva, la vittima veniva lasciata ai pie­di della croce alla mercè degli animali feroci, anche se la famiglia poteva chiede­re al giudice romano di farsi restituire il corpo. Comunque, qualcuno poteva sopravvivere alla crocifissio­ne, tanto che il corpo non veniva staccato dalla croce prima che i soldati fossero sicuri della morte del condannnato.

 

 

CONSIDERAZIONI MEDICHE SULLE SOFFERENZE DI GESU’

Già si è detto dello shock ipovolemico da perdita ema­tica. In più, quando la vittima veniva stesa al suolo per inserire i chiodi nei polsi, la terra contaminava le ferite della flagellazione presenti sul dorso e una volta sulla croce, gli atti respiratori pro­vocavano un doloroso ra­schiamento contro il legno ruvido. I chiodi inseriti tra le ossa del polso (o tra radio e ulna) lesionavano inesorabilmente il nervo mediano, provocando una stimolazione nervosa con spasmi dolorosi alle braccia.

Il più grave effetto fisiopatologico della crocifissione, oltre al dolore insopportabi­le, è rappresentatodall'inter­ferenza con la respirazione, soprattutto con la fase espi­ratoria, in quanto il peso del corpo, trascinando in basso le braccia, tenderebbe a bloccare i muscoli intercostali in posizione inspiratoria, rendendo difficoltosa l'espi­razione passiva, fatto da cui deriva un'ipercapnia secon­daria alla respirazione su­perficiale, che diventa così ancora più veloce: infatti, per ottenere un'espirazione valida, era necessario solle­vare il corpo facendo forza sui piedi e piegando i gomiti, ma in questo modo il peso del corpo sul piede inchio­dato avrebbe provocato un dolore invincibile e la flessio­ne dei gomiti, usando come fulcro i chiodi dei polsi, avrebbe determinato un altro dolore micidiale lungo le braccia, senza considerare ildolore alla schiena provoca­to dallo sfregamento. La vera causa della morte da crocifissione è quindi multifattoriale, ma le due altera­zioni più gravi sembrano essere lo shock ipovolemico e l'asfissia, anche se non si devono dimenticare la disi­dratazione, le aritmie da stress e l'eventuale insuffi­cienza cardiaca congestizia.

 

CONSIDERAZIONI MEDICHE SULLA MORTE DI GESU’

Verso le tre del pomeriggio del venerdì, Gesù lanciò un urlo atroce e morì. Ciò nono­stante, un soldato gli trafisse con una lancia il petto per essere sicuro che fosse morto e dalla ferita toracica sgor­garono "acqua e sangue".

Questo fenomeno, descritto da Giovanni, è sempre stato l'aspetto più misterioso della morte di Gesù: Giovanni non indica con chiarezza il punto esatto in cui la lancia pene­trò nel corpo di Gesù, ma la tradizione e l'abitudine dei Romani fanno propendere per una ferita tra le prime coste dell'emitorace destro, dove la lesione dell'atrio o del ventricolo di destra spie­gherebbe l'abbondante fuoruscita di sangue, in quanto si tratta di strutture a parete più sottile rispetto al ventrico­lo sinistro. Ma quello che non è chiaro è di che natura fosse il liquido definito come "acqua", uscito insieme al sangue. Si può ipotizzare che si trattasse di liquido sie­roso di origine pericardica, ma la grande quantità osser­vata dovrebbe far pensare ad una raccolta su base con­gestizia (scompenso cardia­co congestizio con conse­guente raccolta di liquido pleurico e pericardico), op­pure a una pericardite, forse secondaria ad un infarto miocardico recente, mentre il sangue, anziché dal cuore, potrebbe essere uscito dal pericardio, e in questo caso si potrebbe pensare ad un emopericardio da rottura di cuore, sempre eventualmente secondario a un infarto. Gesù morì solo dopo poche ore dalla crocifissione e que­sto sorprese tutti; inoltre, il fatto che un attimo prima di morire abbia emesso un gri­do fa pensare ad un evento terminale brusco e improvvi­so, come una rottura di cuo­re o un arresto cardiaco da fibrillazione ventricolare. Questa ipotesi è suffragata da osservazioni sperimentali risalenti a oltre venti anni fa (vedi nella bibliografia i rife­rimenti di Kim et Al. e di Becker et Al.): in presenza di ipovolemia, ipossiemia e forse di alterazioni della coagulazione secondarie ad una coagulazione intravascolare disseminata, innesca­ta dall'infezione delle ferite, potrebbero essersi formate, a livello delle valvole aortica e mitrale, vegetazioni trombotiche che, entrate in circolo, avrebbero provocato embolizzazione coronarica con conseguente infarto miocar­dico acuto. È infatti noto che le vegetazioni trombotiche valvolari possono formarsi in condizioni traumatiche acute. In alternativa, l'infarto potrebbe essere iniziato an­cora prima, a seguito degli stress e dell'ipovolemia, co­me confermerebbe il fatto che Egli non riuscì nemmeno a portare il patibulum e dovette essere aiutato da Simone di Cirene. Comunque, resta irrisolto il problema se Gesù sia morto per infarto con rottura di cuore o per insufficienza re­spiratoria, anche se a noi, umilmente e con rispetto, ver­rebbe da pensare che l'ipo­tesi più probabile sia la prima, perché anche al Re dei Re non poteva che spez­zarsi il cuore di fronte alla crudeltà dell'uomo.

 

Tabella 2

 

 

CAUSA DELLA MORTE IN CROCE

 

 

Shock ipovolemico da flagellazione precedente

 

Asfissia per impedita espirazione

 

Disidratazione

 

Aritmie da stress

 

Insufficienza cardiaca congestizia

 

Embolizzazione coronaria da vegetazioni trombotiche valvolari

 

 

 

ASPETTI FISIOPATOLOGICI IN MTC

 

PRIMA DELLA CROCE

L’assunto di base di questo lavoro si basa sull’ipotesi che le lesioni di punti e meridiani di agopuntura provocate dalle varie ferite e sofferenze imposte a Gesù prima e durante la crocifissione abbiano agito come una pienezza perversa esterna che è poi penetrata all’interno del corpo a causa del vuoto creatosi per l’indebolimento di varie strutture energetiche.

Seguendo lo schema già considerato per le considerazioni secondo la Medicina Occidentale, valutiamo gli effetti degli episodi occorsi prima della crocifissione: nel Giardino dei Getsemani Gesù sudò sangue, con conseguente ipovolemia, che associata alla consapevolezza della morte imminente ha generato un intenso stress emotivo: il vuoto di Xue e il freddo della notte hanno leso il versante Yin dell’asse Shao Yin, mentre lo stress emotivo ne ha leso il lato Yang, dando origine a un danno delle logge di Acqua e Fuoco. La flagellazione ha fatto poi perdere altro sangue, con ulteriore indebolimento dello Yin: e poichè la flagellazione ha colpito soprattutto il Du Mai e tutti i punti Shu dorsali, tutti gli Zang/Fu si sono indeboliti (infatti, il sanguinamento è una potente tecnica di dispersione); inoltre, essendo stato leso il “Mare degli Yang”, ossia il Vaso Governatore, tutto lo Yang corporeo si è indebolito, provocando così una tendenza dello Yin al ristagno.

A causa delle intense emozioni, lo Yang di Cuore e lo Shen hanno subito importanti conseguenze, e secondo quanto si legge nel “Sowen”, “Lo Shen, privo di un rifugio, non può fermarsi, e il Qi circola in modo disordinato”: questa descrizione, associata all’idea concomitante di stasi di Yin e Xue nel Cuore, potrebbe far pensare a una forma di infarto miocardico acuto, che tra l’altro spiegherebbe anche perchè Gesù ha resistito così poco sulla croce. Ci si può chiedere se l’eventuale infarto sia stato provocato da uno spasmo coronarico o da uno stato trombotico, in quanto le possibili cause energetiche di questi due stati patologici erano entrambe presenti: da una parte, infatti, la debolezza dello Yang + il vuoto di Yin + la turba dello Shen possono essere stati alla base dello spasmo coronarico, eventualmente coinvolgendo lo Jue Yin e quindi anche il Fegato. D’altro canto, la stasi di Yin e Xue unita alla sofferenza dello Shao Yin, in presenza di debolezza dello Yang possono aver generato una concentrazione perversa di materia nel Cuore, e quindi trombosi coronarica.

 

SULLA CROCE

Queste considerazioni trovano ulteriore conforto nelle lesioni inferte a Gesù sulla croce: per bloccare gli arti superiori, infatti, i chiodi sono stati messi verosimilmente in corrispondenza del punto 6 PC – Neiguan oppure dell’ 8 PC – Laogong.

 

NEIGUAN (6 PC) (Figura 1)

Detto anche “Barriera Interna”, questo punto presenta alcune peculiarità:

  • Punto LUO, dal quale si diparte il meridiano LUO longitudinale che raggiunge il Cuore: in caso di lesione può dare dolori al Cuore da blocco del Xue (infarto, ischemia)

  • Punto chiave del meridiano curioso Yin Wei, in grado di calmare il Cuore e lo Shen: in caso di lesione, lo Shen divampa e si squilibra (si ricordi il famoso lamento: “Padre, perchè mi hai abbandonato”), e il Cuore-muscolo rimane offeso (ancora una volta, possibilità teorica d’ischemia)

  • Insieme al punto 3 LR – Taichong, controlla la pienezza toracica e la parte superiore del corpo: in caso di lesione si può avere eccesso di energia perversa nel torace

 

Figura 1 - Infissione dei chiodi nei polsi. A sinistra, dimensioni dei chiodi di ferro. Al centro, punto di infissione del chiodo nel polso, tra il carpo ed il radio. A destra, sezione trasversale del polso, a livello del piano indicato a sinistra, che mostra il percorso del chiodo con probabile sezione del nervo mediano e infissione del flessore lungo del pollice, ma senza compromissione dei principali tronchi arteriosi o fratture delle ossa.

 

 

LAOGONG (8 PC)

Detto anche “Palazzo del lavoro”, ha le seguenti caratteristiche:

  • Punto fuoco del fuoco, rappresenta l’offerta di energia del fuoco che arde e divampa: secondo alcuni, è un punto di contatto con il Soprannaturale

  • Punto di rianimazione e di recupero dello Yang

  • Punto che evita la stasi di Xue
  • Punto che calma l’agitazione dello Shen

Ben si comprende come la lesione di questo punto possa dare alterazioni energetiche compatibili con una lesione cardiaca, oltre a squilibrare lo Shen

Per aggiungere un tocco di esoterismo, si rammenta che gli Induisti ritengono che la zona del Laogong corrisponda al Sesto Chakra (Ajna), che a sua volta corrisponde al terzo occhio (Yin Tang), dove sono concentrati tutti gli elementi: sarebbe in altre parole il centro della conoscenza, collegato alla capacità di vedere il mondo spirituale, ed è in relazione con l’immortalità e la facoltà di captare il divino; consente di raggiungere il più alto livello di coscienza, ed è una porta di passaggio tra materia e spirito.

 

Per bloccare gli arti inferiori, invece, è probabile che siano stati lesionati i punti 43 ST – Xiangu e il 3 LR- Taichong.

 

XIANGU (43 ST) (Figura 2)

Detto anche “Fossa della Valle”, presenta le seguenti caratteristiche:

  • E’ il punto Shu, corrispondente al Legno-Vento e al movimento dello Hun, che è l’anima non vegetativa ma spirituale, ossia quella che dopo la morte torna a un mondo di energia non materializzata. Lo Hun è lo spirito eterno, mentre il Po è lo spirito corporeo. Inoltre, lo Hun rappresenta anche lo spirito strategico (il Sowen al capitolo 8 afferma che “Il Fegato è il generale dell’armata che definisce e decide la strategia”): pertanto, se viene lesionato, non sa più definire la programmazione, e cede alla rozzezza della sofferenza immediata: il Fegato è anche la vista, e in questo caso la persona “non vede al di là del proprio naso” (e il naso è proprio il simbolo del Po, che è Metallo), per cui comprende solo la sua sofferenza immediata, e di qui il “non capire più il progetto”, per cui ecco il grido atroce “Padre, perchè mi hai abbandonato?”, che trova qui una seconda base di spiegazione. La situazione potrebbe essere vista anche dal punto di vista del Legno sofferente che super-inibisce la razionalità della Terra.

Figura 2 - Infissione dei chiodi nei piedi. Posizione dei piedi uno davanti all’altro e contro la colonna. Si vedono i chiodi nel secondo spazio intermetatarsale. La sezione trasversale del piede, a livello del piano indicato a sinistra, mostra il percorso del chiodo.

 

TAICHONG (3 LR)

E’ detto “Assalto supremo”, o anche “Grande via strategica”: il nome fa riferimento alla funzione del punto come passaggio cruciale per la circolazione del QI di questo meridiano: se pertanto questo punto viene lesionato, si alterano tutte le funzioni del Fegato, in quanto è un punto Yuan. Le principali caratteristiche del punto sono le seguenti:

 

  • Punto Yuan di un organo che controlla la volemia (Fegato): se lesionato, si può avere ipovolemia

  • Insieme al 2 LR-Xingjian è in grado di trattare le patologie d’organo con la tecnica del “riscaldamento degli organi”: se lesionato, può provocare sindromi da freddo e ristagno di Yin nel sangue

  • Controlla gli spasmi, per cui si può ipotizzare che la sua lesione faciliti gli spasmi, come ad esempio uno spasmo coronarico

  • Comanda la parte superiore del corpo (insieme al 6 PC già descritto)

  • A causa della sua azione sul sangue, qualora venga lesionato può dare blocco di Xue

 

SHENG FENG (23 KI) (Figura 3)

Infine, l’ultima ferita della Croce, ossia la lancia nel costato, che potrebbe essere penetrata attraverso il punto 23 KI-Shen Feng a destra, quasi sicuramente dopo la morte, e tramite il quale è uscito un liquido simile ad acqua mista a sangue. Questo punto, detto anche “Sigillo dello Shen”, Segno dello Spirito” o anche ”Consacrazione divina”, toinifica il Cuore-zang, per cui se viene lesionato lo danneggia.

 

Figura 3 - Colpo di lancia al torace. A sinistra, probabile punta della lancia. A destra, sezione trasversale del torace a livello del piano indicato a sinistra, che mostra gli organi trapassati della lancia. AS indica l’atrio sinistro; VS, il ventricolo sinistro; AD, l’atrio destro e VD il ventricolo destro.

 

 

CONCLUSIONI

Da quanto anticipato, non si può escludere che Gesù possa aver avuto un infarto miocardico, prima o durante la crocifissione, legato a stasi di Xue e Yin e/o a spasmo coronarico; in questo caso, la contemporanea scarsità di Yang di Cuore potrebbe aver provocato uno stato di scompenso cardiaco con conseguente raccolta di liquido trasudatizio nella pleura e nel pericardio, che spiegherebbe l’uscita dal 23 KI di un liquido simile ad acqua: dal punto di vista della MTC, il Fuoco sofferente può aver invaso la Terra, che ha manifestato la propria sofferenza anche producendo Tan (appunto, il liquido trasudatizio). In ogni caso, anche in assenza di infarto, l’associazione di ipovolemia e di insufficienza cardiaca acuta secondaria possono aver dato origine alla raccolta di trasudato pleuro-pericardico.

Per quanto riguarda il grido al momento della morte, questo ci riporta alla possibilità di una fibrillazione ventricolare o alla rottura di Cuore, situazioni entrambe che possono provocare un grido o un lamento da contrazione brusca dei muscoli della gabbia toracica.

L’infarto potrebbe essere insorto anche dopo la crocifissione: infatti il pesante interessamento del TR superiore (per la posizione in Croce e per i punti colpiti), in associazione con l’ipovolemia da perdita di sangue possono aver provocato un ristagno di Xue e Yin nell’interno del Cuore, particolarmente sulle valvole, generando vegetazioni trombotiche non infettive, che possono a loro volta essersi poi staccate dando origine a emboli coronarici. Resta comunque più probabile che il processo ischemico sia iniziato prima della crocifissione, considerata l’estrema difficoltà che Gesù ebbe a portare sulle spalle il “patibulum”, ossia il legno traverso della Croce, cadendo più volte e richiedendo l’aiuto del Cireneo.

Per quanto riguarda infine l’episodio della lancia nel costato, si rammenta che essa fu usata solo dopo che Gesù era spirato: della possibilità dell’interessamento del punto 23 KI di destra si è già parlato; a completamento di quanto già detto, comunque, va considerato che nel caso (non molto probabile) che la ferita fosse invece a sinistra, potrebbe essere anche stato centrato il 18 ST-Rugen, punto di partenza del Grande Luo dello Stomaco, percorso dall’energia Zong che attiva le strutture sopradiaframmatiche (Cuore e Polmoni), assumendo un ruolo rilevante nella propulsione e diffusione del sangue e dell’energia in tutto il corpo.

Per riassumere, possiamo vedere il percorso dell’energia perversa lungo le logge dei 5 movimenti, fino a dare (vedi il punto 6 nella Figura 4) la morte (H).

 

Figura 4 – Andamento dell’energia perversa secondo i Cinque Movimenti

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

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- Becker AE et Al: Cardiac tamponade: a study of 50 hearts. Eur J Cardiol 1975, 3:349

- Bergsman S: Did Jesus die of a broken heart? Calvin Forum 1948,14:163

- Edwards WD et Al: The death of Jesus Christ. JAMA 1986,255:1455

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- Haas N: Anthropological observations on thè skeletal remains from Giv'at haMivtar. Israel Explor J 1970, 20:38

- Kim H et Al: Nonbacterial thrombotic endocarditis and disseminated intravascular coagulation: autopsy study of 36 patients. Arch Pathol Lab Med 1977, 101:65

- Lomuscio A: Le ferite di Gesù Cristo: considerazioni fisiopatologiche. Bollettino Cardiologico 2000, 87:2

- Stroud W: Treatise on thè physical cause of thè death of Christ and its relation to thè principles and practice of Christianity, ed 2, London, Hamilton and Adams, 1871

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