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SINERGIE IN MEDICINA: AURORA DI NUOVE CONSAPEVOLEZZE?

Alberto Lomuscio – Scuola di Medicina Naturale “So-Wen” – Milan

CITAZIONI

“La forza di generazione si trasforma in vitalità quando il corpo è immobile; la vitalità si trasforma in spirito quando il cuore è calmo; e lo spirito torna al Nulla a causa del pensiero immobile” (Chao Pi-Chen)

“Guarda, non si può vedere: è oltre la forma.
Ascolta, non si può sentire: è oltre il suono.
Afferra, non si può toccare: è intangibile:
Tutti e tre sono indefinibili, dunque costituiscono un’unità”
(Lao Tzu)

“Il vero atto di scoprire non consiste nel trovare nuove terre, ma nel vedere con occhi nuovi”
(Marcel Proust)

“Il maestro mediocre informa, il bravo maestro forma, ma il Maestro ascolta, addita, e semina il dubbio (i veri Maestri sono quelli che non insegnano)”
(A.L.)

“Curare la malattia è bene, prevenirla è meglio, ma curare il terreno è l’optimum” (A.L.)

“Non siamo qui per imparare a curare un corpo, ma per armonizzare una persona, perchè possa smettere di esistere, e cominciare a vivere”

“Guarire, qualche volta
Aiutare, spesso
Consolare, sempre”

SUMMARY


The Author presents his view about energetic medicine, which is not only a therapeutic tool, but mainly a philosophical way of life. Its link with symbols makes it a “sciamanic” form of therapy, and its main theorical background, i.e. the “Law of Five Elements”, makes it look like a dreamed medicine, rather than a medicine based on solid evidence! However, its efficacy throughout the centuries in any part of Earth lets us understand how much we have to learn about the true mechanisms of TCM.

KEY WORDS: Traditional Chinese Medicine, Synergy, Five Element Law, Energy
 

RIASSUNTO


L’Autore espone la propria visione della medicina energetica, che non è soltanto uno strumento di terapia, bensì soprattutto una visione di vita basata su aspetti filosofici,. Anche perché i suoi legami con il mondo dei simboli la rendono un po’ “sciamanica”, oltre al fatto che la sua principae base teoretica, la “Legge dei Cinque Movimenti”, la fa assomigliare più a una medicina “sognata”, piuttosto che a una medicina basata sull’evidenza! In ogni caso, la sua efficacia attraverso i secoli in tutte le parti del Globo ci rende conto di quanto abbiamo ancora da imparare siu reali meccanismi della MTC.

 PAROLE CHIAVE: Medicina Tradizionale Cinese, Sinergia, Legge dei Cinque Movimenti, Energia

PREMESSA

Prima di addentrarmi nelle riflessioni che mi hanno accompagnato verso questa serie di riflessioni, vorrei esprimere qual è la mia intenzione originaria, il messaggio che mi propongo di offrire, che non è un concetto o un’idea: è il mio vivere, il mio sentire l’atto medico, e sicuramente coincide o si avvicina molto a come la maggior parte di chi mi legge lo vive dal punto di vista dell’atteggiamento mentale. E il messaggio è uno solo, semplice se vogliamo, ma che raccoglie in poche parole l’impegno e gli sforzi di anni di lavoro e di riflessione, e cioè: noi siamo medici, terapeuti, quotidianamente impegnati nella battaglia contro la sofferenza. E per portare avanti questa “cosa”, che non è solo un lavoro, che non è solo un mestiere, ma u

na realizzazione della nostra volontà di curare, non dobbiamo mai fermarci, ma vivere un perenne dinamismo che ci porti sempre oltre, sempre al di là di quello che abbiamo raggiunto finora. Tanti anni fa avevo intitolato un mio articolo “L’infarto del ventricolo destro: vecchie certezze e nuove verità”: ecco, questo credo che sia l’atteggiamento più produttivo, ossia comprendere che quello che ci sembrava graniticamente vero ieri, oggi si trasforma, con la consapevolezza che anche le certezze di oggi saranno il nostro dubbio di domani, e così via, in un susseguirsi di orizzonti sempre nuovi, sempre più ampi, di comprensione della realtà. Una splendida poesia di Montale terminava con le parole: “…perchè ogni ala di gabbiano porta scritto: più in là”, o, per citare San Francesco:”senza limiti e senza giudizio”. Allora il mio messaggio, oggi, qui e adesso è: la luce del domani trova la sua radice negli sforzi dell’oggi. In una parola, integrare le varie medicine, le varie metodiche, non vuol dire sommarle, ma fonderle in un trampolino di lancio che provochi un salto qualitativo verso una più alta comprensione della realtà, e quindi del malato, della malattia, della salute, proprio come un gabbiano che, salendo, acquisti una visione d’insieme che da quote più basse non si sognava nemmeno di avere.

MATERIA, ENERGIA, INFORMAZIONE

Nel 2800 a.C. il Nei Jing, testo canonico redatto sotto forma di dialogo tra l’Imperatore Giallo Huang Di e il gran maestro di corte Ki Pa ci offre una sintetica e semplice formula che profuma di “elisir di lunga vita”. Infatti, l’Imperatore chiede al grande maestro:
L’uomo antico (sic!) viveva fino all’età di cento anni e oltre. Ai giorni nostri l’uomo è già esaurito a cinquant’anni. Questo è dovuto alle circostanze o è colpa dell’uomo?
Risponde Ki Pa:
All’epoca antica coloro che conoscevano il Tao, cioè il precetto, ossia la regola, imitavano le leggi della natura, si mettevano in armonia con il destino universale, erano modesti nella loro alimentazione, nei loro spostamenti e lavoravano senza eccesso. Essi così conservavano il loro corpo e lo spirito e vivevano seguendo il loro destino ed erano tutti longevi.

Ki Pa vuole fare riferimento all’intimo rapporto esistente tra l’uomo e la natura, o meglio lo scenario spazio-temporale in cui è immerso, quella grande rete quadridimensionale nella quale infinite linee di esistenza, vorrei dire di destino, si incrociano secondo direttrici che solo apparentemente sono casuali. Comunque, solo attraverso il rispetto delle leggi universali l’uomo può preservarsi dalle malattie e dalle sofferenze dell’invecchiamento: si può con certezza affermare che la Medicina Tradizionale Cinese (MTC) sia la prima medicina preventiva che si conosca (1).

Sappiamo che la Medicina Occidentale (MO) non è sulla stessa linea. O meglio: presenta sicuramente aspetti dottrinali permeati di sana prevenzione, ma in modo settoriale, segmentario e, soprattutto, materico (o tutt’al più funzionale), ma non certo energetico nè tanto meno cibernetico. Certamente ciò non significa in alcun modo che l’una o l’altra delle due medicine sia in alcun modo “migliore” o “peggiore”: semmai sono complementari, l’una (la MO) con la sua tecnologia ultraspecialistica, l’altra con la sua visione globale. E sembra calzante il paragone della squadra di calcio: la MO è come vedere una squadra dai bordi del campo, o addirittura dal centro del campo, per cui si vedono con precisione tutti i dettagli, compresi i lividi sulle gambe dei giocatori, ma ovviamente si perde di vista la visione d’insieme, e ciò è utile quando è necessaria una diagnosi o una terapia particolareggiata; la MTC è invece paragonabile alla vista dalle tribune, per cui si perdono i singoli dettagli, ma in compenso si ha una visione globale dell’azione di gioco, e soprattutto si colgono i rapporti dinamici tra gli elementi in gioco, nonchè il fluire del loro movimento corale.

In altre parole, per la maggior parte degli ocidentali la funzione della medicina è ancora quella definita da Ippocrate: “Affermo che lo scopo della medicina è allontanare le sofferenze dei malati e diminuire la violenza delle malattie “: la medicina si definisce perciò in funzione del malato. La salute è fondamentalmente l’assenza di malattie, è il buon funzionamento degli organi. La definizione cinese è invece diametrale, ottimamente sintetizzata dal Nei Jing:”Il fondamento della medicina è l’arte di governare”. In cinese curare una persona e governare un paese si dice nello stesso modo, zhi, e la medicina è l’arte di governare il corpo: in quest’ottica essa non è funzione della malattia, bensì della salute. Nella civiltà cinese antica il medico non curava, e addirittura percepiva il suo onorario dai clienti sani ed era tenuto a curarli gratuitamente in caso di malattia (se ci pensiamo, una specie di stato assistenziale ante-litteram): curare le malattie conclamate per i cinesi equivale a reprimere i disordini sociali, a mettere in evidenza le carenze di una cattiva medicina o di un cattivo governo. La salute, in altre parole, non è soltanto l’equilibrio armonioso dell’uomo considerato come parte integrante dell’ambiente esterno: poichè l’ambiente si evolve ciclicamente al ritmo delle stagioni e degli anni, tale equilibrio non potrà essere altro che dinamico e l’uomo e l’universo dovranno trovarsi in una risonanza armoniosa, appunto detta “Tao”.

Se comprendere la diversa concezione della medicina secondo la MTC e la MO è abbastanza semplice, così come semplice è la possibilità di trovare momenti di integrazione e complementarietà tra le due metodiche sia a livello diagnostico che terapeutico, è però più complesso tentare di cogliere il vero e profondo significato di malattia secondo le due concezioni. E’ noto come, per la nostra medicina, la malattia sia rappresentata essenzialmente da alterazioni anatomiche, neuro-umorali, funzionali, recettoriali, e via dicendo, ma che possono essere sintetizzate in una sola parola: materia (si badi che anche un’alterazione funzionale ha comunque sempre, nella MO, un substrato neurovegetativo piuttosto che recettoriale o altro, ma sempre materico). La MTC fa un “salto quantico” geniale, in quanto non nega nè rinnega (e come potrebbe?) la materia, ma concepisce il corpo umano non tanto come una “summa” di tanti organi, organelli e tessuti, ma come un insieme di correlazioni dinamiche in continuo svolgimento lungo una linea di sviluppo spazio-temporale che coinvolge l’”unità-energetica uomo” nei suoi rapporti con l’esterno e con l’interno di se stesso creando una sorta di “armonia dinamica in divenire”. E’ così assurdo, allora, paragonare questo corpo vivente così concepito a una sinfonia in cui tutti gli strumenti, in rapporto dinamico e cronologico tra loro, creano alla fine un’unica grande melodia che è il benessere, la salute, lo star bene? In quest’ottica, la malattia può essere vista come “la stecca”, la stonatura, piuttosto che l’entrata del violino o del flauto fuori tempo... La malattia diventa allora “sfasatura”, disarmonia, cacofonia energetica. E non è difficile arguire che questa disarmonia precede, in genere, le alterazioni materiche di prima.

Ma cosa c’è a monte?

Perchè la cacofonia energetica?

Cosa provoca l’entrata fuori tempo del violoncellista o la stecca dell’oboe?

E’ probabile che ciò accada perchè il direttore d’orchestra ha dato un segnale sbagliato.

E poichè la filosofia cinese basa il concetto di vita sul trinomio Cielo-Uomo-Terra, possiamo parafrasarlo associando la Terra alla Materia e l’Uomo all’Energia.

E il Cielo? Se consideriamo che il Cielo è il principio informatore, non viene da sè che esso è l’input che penetra la Terra, la informa e ne modula l’energia? Il Cielo è il sublime segnale che accende il motore dell’unità energetica. Pensiamo a una bella automobile: il suo motore è la Terra-Materia, che è in grado di generare un’alta velocità, ossia di produrre tantissima Energia. Già, ma se nessuno gira la chiave d’accensione, se manca l’input-informativo del Cielo, rimarrà solo una bella macchina da esposizione!

Un’idea unificante di ogni modello fisiopatologico è appunto il vedere la malattia come disordine dell’informazione, ovviamente non solo genetica, ma di ogni tipo di rete complessa, quindi riguardante sia il Cielo Anteriore che quello Posteriore il che, in termini occidentali, può essere tradotto con gli input sia pre- che post-natali, anche se si tratta di una semplificazione un po’ rozza. L’informazione è stata definita come la facoltà di dirigere la linea di sviluppo di un sistema in una direzione piuttosto che in un’altra., ossia il potere di dirigere il flusso di energia (cellulare, metabolica, chimica, termica, etc) per compiere un determinato lavoro piuttosto che un altro. L’informazione fluisce da un sistema all’altro tramite dei segnali che vengono prodotti da un sistema e vengono recepiti da un altro sistema, che possiede dei recettori sensibili al segnale stesso. Una volta recepito il segnale-messaggio, il ricevente lo trasduce, ossia lo trasferisce nel suo interno e contemporaneamente lo interpreta, e poi ne sfrutta il contenuto informazionale per attuare una scelta (2). Questo procedere per scelte ci ricorda molto la dicotomia yin-yang per cui il Tao (l’informazione iniziale) si sviluppa, si sdipana come una matassa di lana seguendo i fili che compongono una grande rete e, a ogni incrocio, a ogni nodo della rete si prende una direzione piuttosto che un’altra, abbandonando tutta una serie di direzioni potenziali e accedendo ad altre, come è stato mirabilmente espresso in un recente film americano intitolato “Sliding doors”, nel quale venivano mostrati i due divergenti percorsi di vita di una donna a seguito di un fatto apparentemente banale, ossia la chiusura o meno delle porte della metropolitana al momento del suo arrivo in stazione. Semplificando, la scelta di solito riguarda l’attivazione o la non-attivazione di una funzione del sistema che ha ricevuto l’informazione. In una rete in cui molti sistemi omeodinamici (molecolari, cellulari, sistemici) sono interconessi, l’informazione del sistema intero percorre dei cicli, detti attrattori dinamici, che hanno forme spazio-temporali variabili, fluttuanti, ma sempre riconducibili, nello stato di normalità, a uno schema armonizzato con il tutto visto nella sua globalità, schema finalizzato alla sopravvivenza dell’organismo, con il minore dispendio di energia possibile. Se uno o più nodi di tali reti perdono le connessioni informative o si interrompe il flusso di informazione tra diversi sistemi (anche per mancanza di comunicazione con l’esterno) si può avere un processo patologico, in quanto il sistema passa in un altro attrattore: un esempio può esser il ritmo cardiaco, scandito da un pacemaker naturale (nodo del seno), che agisce da vero e proprio attrattore; quando esso non riesce più ad assicurare un’attività coerente, viene automaticamente sostituito da altri attrattori, ossia da pacemaker secondari, capaci di attrarre a sè e coordinare l’attività delle altre cellule miocardiche (3).

L’importanza dei sistemi a rete è dunque quella di sincronizzare, ossia collegare strutture tra loro in risonanza, assicurando nel contempo un certo grado di coerenza e cooperatività indispensabili per garantire l’auto-organizzazione del sistema. La perdita di tali capacità può perciò configurarsi come un processo di malattia che, se spinto alle estreme conseguenze, può finire in uno stato degenerativo o neoplastico: in tal caso, all’armonica organizzazione corale della nostra orchestra subentra l’individualismo cellulare, alla specializzazione funzionale si sostituisce la sdifferenziazione, dalla complessità evolutiva sintropica dell’organismo adulto si regredisce verso livelli a entropia crescente, sempre più primordiali, embrionali (4). In pratica, affinchè uno stimolo diventi informazione, è necessario che riesca a prevalere sul rumore di fondo (ovvero, sulle frequenze derivanti dall’attività dei vari sistemi): in tal modo acquista una sua coerenza, cioè riesce a imprimere il suo ritmo all’intero sistema o a suscitare una precisa risposta tra le tante possibili: in questo modo i vari sottosistemi dell’organismo diventano una cosa sola e l’organismo acquista l’indispensabile armonia e sincronia che ne garantisce il corretto funzionamento e la sopravvivenza (5).

Molte malattie riconoscono nella loro patogenesi, almeno nelle fasi iniziali, dei difetti della comunicazione che insorgono nelle reti complesse dei sistemi integrati: si pensi al controllo della proliferazione cellulare, sistema immunitario, equilibrio tra fattori pro- ed anti-infiamatori, e così via. La perdita di comunicazioni nelle reti omeodinamiche è deleteria perchè il disordine dei sistemi omeostatici coinvolti si mantiene e non può guarire spontaneamente: questo è un importante meccanismo di cronicizzazione delle malattie, anche psichiche oltre che somatiche (come ad esempio nella depressione, nel diabete, nelle neoplasie). L’informazione è talmente importante nell’evoluzione del mondo che in natura si sono sviluppati moltissimi codici: esistono codici molecolari (una sostanza chimica serve per regolare l’attività di altre molecole, come ad esempio un enzima intracellulare o di un recettore olfattivo, in quanto vi si lega con una certa affinità chimico-fisica); esistono codici fisici (ad esempio, la luce non fornisce solo energia alle piante, ma regola le loro funzioni, come nel caso dei girasoli o dell’apertura dei fiori); esistono ovviamente codici genetici (ad esempio, la ripetizione di basi nucleotidiche che codificano a triplette per certi aminoacidi); esistono codici frequenziali (si pensi al canto degli uccelli o alle frequenze sonore), e probabilmente esistono codici che ancora non conosciamo (si pensi ad esempio al DNA che non è solo una sequenza lineare, ma contiene strutture a frattali con ricorrenze di motivi a lungo raggio, si pensi anche alle sequenze trigrammatiche dell’I-Ching, che contengono elementi di connessione con la realtà spazio-temporale e psichica del soggetto che li interroga...). In conseguenza dell’esistenza dei diversi codici, esistono anche diverse “interfacce” attraverso cui il sistema complesso che è l’uomo può essere regolato allo scopo di mantenere o recuperare la salute. Viene da chiedersi: e se il sistema stereodinamico dei punti dei meridiani, sublime frattale di gigantesche costellazioni celesti, fosse anch’esso uno di questi codici? Da quanto detto al corollario che prevenzione e terapia raggiungono la loro quintessenza nella tutela di questi codici, il passo è breve.

La MTC, che è una terapia di regolazione dell’informazione, si presta particolarmente ad essere spiegata attraverso i canoni della “infomedicina” basata sulla relatività, il caos e la fisica quantistica (6), e tale discorso si attaglia perfettamente anche alle altre terapie di modulazione dell’informazione biologica, come l’omeopatia, e anche alla biomedicina.

 

I CINQUE MOVIMENTI DELLA SOFFERENZA
L’antica legge dei Cinque Movimenti ci consente una visione analogico-simbolica della malattia che è in grado di ampliare il nostro orizzonte di comprensione a un livello più globale rispetto alle classiche nozioni della Medicina Occidentale. Nella Tabella 1 e 2 sono stati sintetizzati gli aspetti che consentono una lettura integrata tra le due medicine, sia dal punto di vista fisiopatologico che terapeutico.

TABELLA 1
I CINQUE MOVIMENTI DELLA MALATTIA

 
FUOCO
SIGNIFICATO: Palesamento – Completamento dello sviluppo
AZIONE : Io sono
PATOLOGIA : Malattia pienamente espressa – Shen: consapevolezza della malattia
TERAPIA : Terapia vera e propria (yin di yang)

LEGNO
SIGNIFICATO: Estrinsecazione delle potenzialità
AZIONE: Io divento
PATOL: Dalla potenzialità alla manifestaz.
TERAPIA: Prevenzione primaria (fattori di rischio)(yang di yang)

TERRA
SIGNIFICATO: Coordinamento difese, nutrizione, sostegno
AZIONE: Io mi organizzo, io mi mantengo, io mi tutelo
PATOLOGIA: Reazione alinsulto, vis sanatrix, meccanismi di compenso
TERAPIA: Dieta, coordinam, terapia-prenvenzione(yin di yang)

ACQUA
SIGNIFICATO: Base potenziale, terreno, ancestro
AZIONE: Io sono in potenza, io voglio
PATOLOGIA:Potenziale; locus minoris resistentiae, predisposizione(genetica, congenita, ancestrale)
TERAPIA: Rinforzo del terreno, ottimizzazione ambientale, dietetica etc, ingegneria genetica(yang di yang)

METALLO
SIGNIFICATO: Portar dentro, traghetto verso il futuro
AZIONE: Io accolgo, io sento, io passo al ciclo successivo
PATOLOGIA: Passaggio al ciclo successivo previa "accolgienza" di ciò che è stato fatto: complicanze o miglioramento
TERAPIA: Accogliere la terapia, prevenz. secondaria, metamorfosi(yang di yin)


L’Acqua è la base della potenzialità: applicato alla malattia ciò esprime le caratteristiche del “terreno”, dell’assetto energetico-costituzionale su base genetica, familiare, congenita, o, per dirla in una sola parola, ancestrale. Va da sé che la terapia sarà più che altro prevenzione, quindi sarà basata sul rinforzo del terreno, sull’eliminazione dei fattori che possono facilitare l’estrinsecazione della patologia, o addirittura su azioni di ingeneria genetica. Se consideriamo come esempio la cardiopatia ischemica, già la familiarità ci può far temere che in futuro il soggetto vada incontro a patologie coronariche, per cui fin da bambino dovremo proteggerlo tramite un’impostazione di vita che preveda la rigorosa eliminazione di qualsiasi fattore di rischio coronarico, un adeguato programma di allenamento fisico, un’alimentazione ipolipidica, e così via. Questa fase della prevenzione è molto precoce, e presenta probabilità di successo molto alte, per cui possiamo definirla una fase yang di yang.

Il Legno rappresenta il passaggio dalla potenzialità alla manifestazine, esprime il concetto del diventare, svilupparsi, quindi in patologia può essere considerato come la fase di sviluppo delle basi fisiopatogenetiche della malattia, ossia l’insieme di quei fattori che cooperano per produrre quelle alterazioni anatomiche, energetiche, strutturali, funzionali, psicologiche, neuroumorali (a seconda della malattia in questione) che porteranno in seguito al palesamento dei sintomi e dei segni della malattia: per rimanere nell’esempio della cardiopatia ischemica, questa fase è quella della deposizione delle strie lipidiche e della formazione della placca coronarica, che può precedere anche di anni o decenni l’insorgenza della malattia clinicamente manifesta. Anche in questa fase più che con una terapia vera e propria è opportuno agire con la prevenzione, che si configura come prevenzione primaria (“prevention of disease occurrence”), ossia volta a evitare l’insorgenza della malattia: in parte si tratta di proseguire con la strategia della fase Acqua, eliminando i fattori di rischio coronarico, ma ora può rendersi necessario anche qualche intervento più mirato e aggressivo, come ad esempio un’eventuale terapia ipolipemizzante o antiipertensiva; anche in questa fase però l’approccio è ancora yang di yang.

Il Fuoco simboleggia invece il raggiungimento di uno stato manifesto della malattia, che ora si esprime in tutti i suoi aspetti clinicamente specifici, ad esempio come angina da sforzo, o come infarto miocardico; inoltre, la componente “shen” tipica di questo movimento realizza anche la completa consapevolezza dello stato patologico e della necessità di istituire un’adeguata terapia, che ora si basa sul trattamento standard della patologia in questione (farmaci, riabilitazione cardiologica etc). Poiché in questa fase la malattia si è manifestata, è avvenuto un cambiamento qualitativo nello stato energetico del soggetto, per cui siamo passati in una fase più profonda della spirale patologica, che potremmo definire yin di yang.

La Terra è quel Movimento-Elemento che ci nutre, ci sostiene (ossia ci struttura), e ci difende, e di conseguenza svolge un’azione di reazione difensiva all’insulto patologico (tenta di “metabolizzare” la malattia), opponendosi ai fattori patogeni anche con meccanismi di compenso: nel nostro esempio, con la realizzazione di circoli coronarici collaterali, mediante ipertrofia delle pareti miocardiche, etc. La Terra si identifica quindi in quella “vis sanatrix naturae” che a volte porta l’organismo a guarire o perlomeno a migliorare anche in assenza di adeguate terapie. Dal punto di vista terapeutico, rammentando i tre principali compiti della Loggia-Terra, l’approccio si baserà su una dieta adeguata, sulle misure volte a facilitare e amplificare i meccanismi spontanei di compenso (usando ad esempio farmaci ACE-inibitori per ridurre lo sforzo del cuore, programmando un’adatta riabilitazione funzionale per favorire l’apertrura di circoli collaterali e così via), e per ultimo sarà necessario coordinare e organizzare le varie strategie terapeutico-preventive programmando periodici controlli clinico-strumentali. Anche in questo caso la terapia è catalogabile come yin di yang.

Il Metallo è il Movimento che porta dallo yang allo yin, quindi è interiorizzante, ha in sé il concetto di accoglienza, di “portar dentro”; ma il Metallo è anche l’Elemento che chiude il ciclo energetico e introduce verso il ciclo successivo, verso una nuova Acqua, fonte di nuove potenzialità, quindi è un vero e proprio tramite verso il “dopo”, verso il futuro, verso nuove realtà.

L’integrazione dei due concetti di “accoglienza” e di “passaggio al futuro” ci fa comprendere come il Metallo esprima le modalità di evoluzione della malattia: se la Terra ha funzionato bene, organizzando e tutelando in modo adeguato, il Metallo “accoglierà” una realtà energetica destinata a portare verso un miglioramento, mentre se le difese della Terra sono state superate, ecco che il Metallo “accoglierà” una malattia che si sta irrobustendo e che tenderà a galoppare verso le peggiori complicanze, in una metamorfosi patologica (la cosiddetta “patomorfosi”) che richiederà una forma più incisiva di prevenzione, quella appunto che viene definita prevenzione secondaria (“prevention of disease progression”), e che ora è prevenzione delle complicanze: si comprende come sia stato fatto un ulteriore salto qualitativo nella spirale patologica, tanto da essere ora approdati a una situazione yang di yin.

A questo punto la spirale è pronta per approfondirsi ulteriormente, come è stato schematizzato nella Tabella 2, che va considerata in continuità con la prima, senza sensibili interruzioni o stacchi.

TABELLA 2
I CINQUE MOVIMENTI DELLA PROGRESSIONE DELLA MALATTIA
FUOCO
SIGNIFICATO: Palesamento – Completamento dello sviluppo
AZIONE : Io sono
PATOLOGIA : Raggiungimento di un nuovo stato patologico
TERAPIA : Terapia delle complicanze
(yin di yin)

LEGNO
SIGNIFICATO: Sviluppo delle complicanze
AZIONE: Io divento
PATOL.: Dalla potenzialità alla manifestaz.
TERAPIA: Prevenzione secondaria(yang di yin)

TERRA
SIGNIFICATO: Coordinamento difese, nutrizione, sostegno
AZIONE: Io mi organizzo, io mi mantengo, io mi tutelo
PATOLOGIA: Reazione alinsulto, meccanismi ulteriori di compenso
TERAPIA: Dieta, facilitazione compensi, coordinam, terapia-prevenzione delle complocanze(yin di yin)

ACQUA
SIGNIFICATO: Base potenziale, delle complicanze
AZIONE: Io sono in potenza, io voglio
PATOLOGIA: Nuova struttura anatomico-funzionale-energetica
TERAPIA: Prvenzione secondaria(yang di yin)

METALLO
SIGNIFICATO: Portar dentro, traghetto verso il futuro
AZIONE: Io accolgo, io sento, io passo al ciclo successivo
PATOLOGIA: Passaggio al ciclo successivo previa "accoglienza" di ciò che è stato fatto: complicanze o miglioramento
TERAPIA: Prevenzione terziaria (evitare la progressione delle complicanze), terapia sostitutiva(yin di yin)
 
Con il peggioramento della malattia, l’Acqua rappresenta ora la potenzialità dello sviluppo di complicanze, sulla base di una nuova struttura dell’organo colpito, come potrebbe essere nel nostro esempio, il caso di un rimodellamento miocardico post-infartuale con comparsa di dilatazione ventricolare. L’approccio del terapeuta è sempre basato sulla prevenzione secondaria e quindi siamo sempre nel campo yang di yin.
Lo stesso dicasi per il Legno, per il quale il passaggio dalla potenzialità alla manifestazione delle complicanze può essere esemplificato col progressivo calo della frazione di eiezione ventricolare, quindi con una degenerazione della funzione del cuore, da trattare sempre con misure di prevenzione secondaria (yang di yin)
Con il comparire del Fuoco si passa alla manifestazione delle complicanze, per cui si raggiunge un nuovo stato anatomico-funzionale-energetico, che nel caso in esame è riferibile a una cardiomiopatia dilatativa post-ischemica, tanto che ora è necessario trattare le complicanze, scendendo nella spirale al livello più basso, yin di yin.
La Terra tenterà di opporsi al nuovo stato con le poche possibilità di compenso che le restano, come ad esempio una vasocostrizione generalizzata che però le costerà l’elevato prezzo dell’insufficienza renale secondaria, mentre la terapia rimarrà nel livello yin di yin.
Il Metallo preannuncia il passaggio a uno stato successivo ancora più grave, spesso incompatibile con la sopravivenza, tanto che la terapia ora si baserà sulla prevenzione terziaria (evitare la progressione delle complicanze), ma talora richiederà misure di tipo sostitutivo (trapianto, cuore artificiale), ovviamente del tipo yin di yin.
Come si vede, tutto il decorso della malattia (si potrebbero fare mille altri esempi con altre forme patologiche) è caratterizzato da un rincorrersi continuo di elementi fisiopatologici e terapeutici per i quali è possibile sempre integrare vari tipi di approccio medico, anche se a seconda dei vari stadi della patologia sarà più efficace un tipo di approccio rispetto a un altro: mai comunque, e sottolineo mai, emerge una reale incompatibilità tra le varie forme di medicine, purchè le indicazioni siano ragionevolmente corrette.

LA SPIRALE DELLA SALUTE

L’evoluzione della malattia, pertanto, ci appare sempre più come una lenta e inarrestabile spirale che passa dagli stadi più yang, di natura informativa pura, a stadi intermedi energetici, fino a giungere ai livelli più yin nei quali viene coinvolta la materia, e a misura che questi processi avanzano, la reversibilità del danno diventa sempre minore, fino al completo trionfo della materia, ormai irreversibilmente danneggiata nella sua struttura più profonda, a discapito dell’energia e della funzione, ormai pressochè inesistenti. E se ogni stagione ha il suo frutto, anche ogni passo successivo di questa spirale progressiva ha, fortunatamente, il suo antidoto. Si tratta di cogliere il frutto al momento giusto, utilizzando al meglio le armi più appropriate senza pregiudizi, integrandole nel modo più efficace nell’esclusivo interesse del paziente, siano esse di natura energetica, chirurgica, farmacologica, omeopatica o quant’altro: la spirale terapeutica deve controbattere a ogni livello la spirale della malattia.
Ampliando questa visione su orizzonti più generali, d’altro canto, ci accorgiamo che in natura il simbolo della spirale rappresenta il dinamismo dello sviluppo della vita. La legge dei Cinque Movimenti, con i suoi giri progressivi e interconnessi, non è tanto un susseguirsi di cerchi, bensì una spirale, così come il simbolo stesso del Tao, più che come semplice cerchio, va letto in modo tridimensionale, come una sfera che girando su se stessa descrive a sua volta un cerchio in movimento, una spirale appunto, che aggiunge il senso del tempo alle tre dimensioni standard. E poiché l’uomo segue le leggi della natura, vediamo che il movimento a spirale è comune alle più grandi galassie, che ne ricalcano anche la forma, come al movimento del cuore, che si contrae in modo spiraliforme, non lineare, così come al momento del parto il feto descrive una spirale nel venire al mondo. Tutto ciò che in natura è sublime sintesi di materia, energia e informazione, in una mirabile danza olografica in cui ogni più piccola particella contiene il tutto di cui fa parte, ebbene, si muove e si organizza a spirale. Si pensi al DNA. Ma anche alla storia dell’umanità.
Ed ecco che allora anche chi si accinge a trattare una malattia per ridare salute a chi soffre deve cercare di raggiungere i livelli più elevati della spirale della consapevolezza, passando da una visione più meccanicistica e materica verso una visione più dinamica, energetica, fino a giungere alla visione olistica, dove dominano aspetti informativo-relazionali di interconnessione sincronica. E in questo percorso di elevazione catartica si possono trovare molte analogie con i 7 gradini della consapevolezza, che si identificano, in ultima analisi, con i 7 chakra.
  1. Il primo gradino, punto d’inizio originario di chi affronta una nuova disciplina, una nuova diagnosi, o anche semplicemente di chi cerca la propria dimensione interiore, è l’incredulità, il dubbio sistematico, l’impatto che sgomenta (come faccio? di cosa si tratta? ce la farò?). E’ il primo livello di esperienza, il primo chakra, l’indifferenziato, direi la carta bianca, con un grado di consapevolezza vicino a zero. E’ però il rendersi conto che c’è un problema.

  2. Il secondo gradino è quello della fede: ce la farò perché è necessario che io segua questa strada, ma devo studiare la situazione, devo farla mia. E’ il chakra dell’istinto ad agire, ancora primitivo, rozzo, ma necessario nella sua cruda essenzialità.
  3. Il terzo è quello dell’apprendimento: avviene con i propri sensi, con la piccola osservazione, in modo nozionistico e additivo, sommando tutti gli stimoli che arrivano un po’ confusamente: è paragonabile al lavoro gigantesco del bambino ai primi contatti col mondo che lo circonda. E’ il terzo chakra, l’affermazione dell’ego, il momento in cui ci sembra di aver concluso la conquista del territorio, mentre invece abbiamo solo raccolto una gran messe di dati nel nostro computer interiore, ma manca ancora la connessione profonda: è come vedere tanti pezzi di metallo, di gomma, di vetro accatastati senza capire che quella è un’automobile ancora da montare. Si può avere l’impressione che la diagnosi sia conclusa: tutto è chiaro sul piano materico e razionale.

  4. Poi c’è la comprensione (da cum-prehendere, prendere insieme, confrontare): è l’inizio di una sintesi, è la fase successiva all’apprendimento nozionistico, che è solo analisi e raccolta; è la creazione della regola, della legge, della teoria. E’ il chakra del cuore, il quarto chakra della consapevolezza, ed è anche il trampolino di lancio verso la comprensione che trascende: un vero giro di boa dello spirito, un vero punto di non ritorno della conoscenza

  5. Il quinto è il gradino dell’esperienza, intesa come controprova delle conclusioni, delle sintesi, delle teorie. E’ la riproducibilità delle esperienze fatte, come accertamento della validità della teoria. E’ il quinto chakra, il vero collo di bottiglia del passaggio da ciò che appare a ciò che è. E’ anche il momento in cui possiamo cominciare a “usare la gola”, ossia siamo pronti per trasmettere agli altri, come novelli gabbiani Jonathan Livingstone, un insegnamento che non sia solo nozionismo, ma vita vissuta sulla propria pelle, sulle proprie penne. E’ il momento in cui nasce un Maestro.

  6. Il sesto è il gradino della scienza: è il raggiungimento di una visione organica di una verità, una coordinazione di deduzioni, teorie, esperienze, che consente di avere un’etera scioltezza nell’abbracciare un vasto panorama dello scibile. E’ l’applicazione, lo sviluppo della teoria. E’ il pediatra che fa diagnosi solo perché il bimbo piange in un certo modo. E’ l’oncologo che “vede” il tumore con gli occhi dell’esperienza, è il terzo occhio, il sesto chakra, la visione oltre le apparenze, la comprensione con gli occhi dello spirito, l’energia del Legno che si è fusa con quella del Fuoco illuminante dello Shen.

  7. Infine il settimo, il gradino della filosofia. E’ lo stadio del godimento estatico della Verità, della Sapienza, della Saggezza. E’ la vetta della conoscenza, il salto quantico da cui si domina tutto lo scibile e ci si spiega il Tutto. E’ l’arrivare all’orizzonte, ben sapendo che, da lì, si può solo contemplare un nuovo orizzonte da raggiungere. E’ la visione globale, olistica, di chi giunge a imparare che la cultura, come la verità, è ciò che rimane quando ci siamo dimenticati tutto.

 E alla fine di tutte queste belle parole, qual è il dilemma finale? Va tutto bene, ma come si fa a insegnare tuto questo, a trasmetterlo, a fare in modo che non vada perduto? Non sono nozioni, sono un modo d’essere. Non sono informazioni, sono una visione della realtà.

A mio parere, c’è solo un modo per non perdere questo treno prezioso: manteniamo fede alla tradizione antica, perché più essa è antica, più è proiettata nel futuro più lontano: è vero o no che al picco estremo dello yin si incontra di nuovo lo yang?

Ma anche una nota di ottimismo, in fondo: una verità nata migliaia di anni fa, magari rimasta sepolta per millenni, oggi si sta di nuovo facendo strada, e non per moda, ma perché la stiamo riscoprendo con i mezzi di oggi, come la fisica post-quantistica e il modello olografico. Non significa forse che la verità è come la brace che, sia pur sepolta sotto strati di cenere, poi torna a manifestarsi con la vulcanica potenza di un fuoco che non tramonta mai? La si può deridere, seppellire, dimenticare, scotomizzare, ma la verità è come il vento che sorge dal fuoco. E non si può ingabbiare il vento.


LA SINERGIA TERAPEUTICA

Per concludere, una proposta di “manifesto” del terapeuta che ricerca la sinergia terapeutica per il bene esclusivo di chi soffre (7):
Tu, o Terapeuta, hai davanti il paziente.
E’ una persona che soffre. Che è venuta da Te perché ha un problema. E ti chiede aiuto.
Qual è dunque il Tuo obbiettivo?
Fare bella figura?
No.
Fare sfoggio di cultura?
No di certo: a che servirebbe?
Guarirla? Se puoi.
Curarla? Se vuoi.
Aiutarla? Sempre.

Io ritengo che di fronte a quello che impietosamente viene chiamato “paziente” (meglio sarebbe chiamarlo “amico che soffre”), l’atteggiamento più potentemente costruttivo sia quello di porsi innanzitutto l’obbiettivo: cosa posso fare per dare il meglio per Lui/Lei?
Allora veramente si comprende come la Tecnica, la sublime Tecnica imparata con fatica nelle scuole, sia importante, perché ci dona gli strumenti operativi per diagnosticare, curare, affrontare i problemi.

Ma… ma…

Ma senza l’Intenzione Originaria, senza la volontà primigenia, otterremmo solo un gesto terapeutico sterile, primitivo, rozzo, fantasmatico. Certo, tecnicamente magari perfetto, ma vuoto e freddo sul piano umano: noi non abbiamo di fronte un motore, o una casa da ristrutturare. Abbiamo di fronte un essere umano. O meglio, un’Unità Energetica unica e irripetibile, per la quale non devono esistere regole fisse, schemi precostituiti, tecniche terapeutiche standardizzate, almeno per quanto riguarda l’approccio olistico.

Si dice che la Medicina sia un’Arte. Può darsi, ma l’impressione più realistica è che si tratti di qualcosa di più modesto, ma infinitamente più vero: più che Arte, è artigianato, umile, quotidiano, silenziosamente produttivo come un seme nella terra: ogni pezzo prodotto è diverso dagli altri, ma ogni pezzo è individualizzato, veramente singolo, non copiabile.

La tecnica imparata nelle scuole è ovviamente insostituibile, ma non è tutto: sta alla nostra creatività, al nostro intuito, capire l’essenza profonda della sfasatura energetica di chi ci sta di fronte, quella sfasatura dei cicli energetici che viene semplicisticamente chiamata dalla Medicina Occidentale “malattia”. Noi siamo come degli allievi poeti: dobbiamo tutti conoscere le regole della grammatica e della sintassi, ma poi quando ci mettiamo a poetare dobbiamo trascendere (non dimenticare! non trascurare!) quelle stesse regole, e allora viene fuori la Commedia di Dante, l’Infinito di Leopardi, i Sepolcri di Foscolo… Quando abbiamo davanti un Amico-che –soffre, prima di qualsiasi considerazione tecnico-scientifica, deve scattare l’Empatia (dal greco antico, “soffrire insieme”), ossia quella sottile capacità di entrare nel mondo del sofferente e “sentirlo” con i sensi profondi dell’anima, prima che con quelli del corpo, o degli strumenti. Quell’entrare nel suo mondo in punta di piedi ci rende “co-pazienti”, ci fa divenire due vortici energetici che si fondono come due trombe d’aria, ed è proprio da questa “alleanza terapeutica” che può nascere un risultato qualitativamente eccelso.

Guarirà il paziente? Qualche volta.

Si sentirà curato? Spesso

Si sentirà seguito? Sempre.

Si sentirà deluso? Mai più!

Anche se i risultati terapeutici, sul piano strettamente tecnico, non saranno quelli sperati: perché saprà che la nostra “Intenzione Terapeutica” ce l’ha messa tutta, sentirà nel suo profondo che non siamo stati freddi terapeuti tecnici super-prof.-egr.-dott.-etc.-etc., ma siamo stati gabbiani che sono volati con lui sulle vaste contrade della sua sofferenza, e tutto questo indipendentemente dal risultato.

Cosa presuppone tutto questo?

Come si fa?

Qui sta il punto: non “si fa”. Si è.

Sta nel nostro profondo capire che se ci avviciniamo a una medicina energetica non basta più “avere” nozioni, ma bisogna “essere” quelle nozioni.

Non basta più “avere” quel paziente da curare, ma bisogna “diventare” lo specchio di quel paziente.

Come?

Un vecchio adagio latino recitava: “Medice, cura te ipsum” (Medico, cura te stesso): ebbene, seguiamo un nostro percorso interno di elevazione, ognuno quello che sente più suo: chi fa yoga, chi meditazione, chi letture, chi segue corsi di simbolismo corporeo, di antroposofia, di Reiki, di cromoterapia, di borbottologia… cosa importa? Quello che conta è che un Terapeuta, per curare bene gli altri, deve essere sempre “in prova” con se stesso: “nulla dies sine linea” dicevano i nostri antenati, che non è un’indicazione dei dietologi per mantenere una bella linea, ma significa: che non passi un giorno senza che ognuno di noi sgobbi e si affatichi per automigliorarsi e conoscersi al meglio. D’altro canto: come possiamo aiutare gli altri se siamo intimamente sfasati?

La prima regola è dunque: Se vuoi aiutare gli altri, cura te stesso al meglio. Secondo le Tue regole.

La seconda è: Se vuoi aiutare qualcuno, insegnagli a curare se stesso. E’ importante che chi soffre impari a conoscere e gestire la propria sofferenza, a tutti i livelli. Il bravo Terapeuta non si limita a curare, ma fa diventare il paziente medico di se stesso, almeno per quanto riguarda l’atteggiamento mentale.

La terza regola è: Usa gli strumenti giusti.

E’ chiaro che se una persona viene da Voi per una lombalgia, vi trovate di fronte varie possibilità: potete usare l’Agopuntura, il Tui Na, lo Shiatzu, la Fitoterapia, l’Osteopatia, o una combinazione di varie metodiche, ma chi avrà il risultato migliore? Chi è più bravo tecnicamente? Non credo.

Credo che “the winner is” chi ha capito la vera radice di quella sofferenza. Solo dopo potrà mettere in campo gli strumenti giusti.

Non dimenticherò mai una mia paziente che venne da me per un forte dolore alle spalle: se avessi seguito regole di pura grammatica le avrei messo gli aghi in punti canonici delle braccia, delle mani, delle spalle stesse: eppure, tutto in lei mi parlava di una profonda sofferenza del meridiano e del viscere dell’Intestino Crasso, peraltro malnutrito dalla madre Terra-Stomaco. Lavorando esclusivamente sulla loggia della Terra la paziente migliorò notevolmente, in quanto la vera primigenia sfasatura era nell’apparato digerente, non nelle spalle. Ovviamente, è solo un esempio, ma esso indica che le nostre armi devono essere multiple e dinamiche, usate secondo un concetto non tanto di “somma”, quanto di sinergia terapeutica: dev’essere un affrontare il problema da più punti d’attacco diversi, secondo una strategia ragionata e intelligente, puntando al massimo verso la qualità, come se le nostre armi terapeutiche fossero vere e proprie “bombe intelligenti” che provocano il minimo danno all’ambiente circostante, ma la massima devastazione nei confronti del nemico, dell’unico vero nemico: la malattia. Se vogliamo essere veri Terapeuti, dobbiamo diventare come tigri a caccia di gazzelle: massima concentrazione di energia potenziale prima dell’azione, esplosiva liberazione di forza nell’inseguimento, e soprattutto nessuna pietà per il nemico una volta raggiunto: puntare diritti alla sua immediata eliminazione. Ogni esitazione non potrà che far soffrire il nostro “amico-paziente”. E un po’, in fondo, anche noi. 

BIBLIOGRAFIA

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  2. BELLAVITE P: La malattia come disordine dell’informazione e della comunicazione. Verona Medica, 35:20, 2000
  3. GOLDBERGER et Al: Caos e frattali in fisiologia umana. In: II Caos. Le leggi del disordine (Casati G ed). Le Scienze ed, Milano, 1991; 101-107
  4. BELLAVITE P et Al: Omeostasi, complessità e caos. Franco Angeli, Milano, 1995;73-77
  5. MARINO F et Al: Il “QI”: dalla concezione vitalistica a quella biodinamica. Riv.Ital.Agop. 103:22, 2002
  6. NISSEL H: Acupuncture: an information therapy? Wien Med Wochenschr, 148(19):439,1998 LOMUSCIO A.: La sinergia terapeutica. A Oriente, N. 0: 1, 2002