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«Storico risultato» o svendita?

Dott. Paolo Evangelista, Presidente Società Italiana Agopuntura

 

Ho sempre ritenuto, insieme  ai miei maestri d’un tempo ( e penso a Nicola Andreano, a Renzo Frangipane, a Nguyen Van Nghi, a Leung Kwok Po), che la rincorsa al SSN fosse pericolosa.

Fra le  prime cose che mi insegnarono fu  quella di evitare di ridurre l'agopuntura ad un atto costituito dall'inserzione di una manciata di aghi.

 Mi hanno sempre voluto mettere in guardia da quello che ritenevano fosse un grave errore cioè  pungere senza riflessione, senza vivere il senso profondo della puntura.

Negli anni ho capito che la puntura è solo l'atto finale di un lungo processo di comprensione del paziente, d’immedesimazione e ricerca del transfer.

Nel tempo, quando ho acquisito gli strumenti di comprensione dei classici, ho capito cosa intende il Ling Shu quando dice che è necessario "radicarsi negli spiriti del paziente".

Seguendo questa via, il piccolo strumento costituito dall'ago diventa un mezzo potentissimo per ridare equilibrio al paziente.

Anche la CEI (Conferenza Episcopale Italiana) riconosce questo metodo di curare entrando nel rapporto profondo con il soggetto che soffre, come la metodica che tutti dovrebbero seguire, anche chi pratica solo la medicina biologica.

Non riteniamo che l'agopuntura sia una terapia salvavita, ma non riteniamo che il suo ingresso nel Sistema Sanitario Nazionale sia necessario per riconoscerne la validità.

Per questo  non abbiamo mai pensato che l'agopuntura dovesse  essere rimborsata per forza, perché sappiamo da sempre che per ottenere questo, dovremmo rinunciare a noi stessi.

 Abbiamo sempre creduto che forzare l'entrata nel SSN volesse significare trasformarci nell'agopuntura della mutua.

È già accaduto anche in Francia: è stato l'inizio della fine.

L'agopuntura diventa così  (come diceva Renzo Frangipane) una cattiva fisioterapia, dolorosa e poco efficace, ma peggio è vedere che qualcuno di noi, sebbene  abbia avuto  la nostra stessa evoluzione, definisca come “conquista” l’essere degradati a fisioterapia della mutua.

 È proprio quello che è avvenuto lo scorso maggio quando, grazie ad alcuni nostri colleghi, l'agopuntura è entrata fra le prestazioni erogate dal Sistema Sanitario Regionale della Regione Emilia-Romagna,   con un onorario di € 8,50 a seduta.

Questa bassissima valutazione,  definita come “storico risultato” da chi ne è stato l’artefice, farà sì che chi dovrà praticarla all'interno delle strutture regionali, sarà costretto a pungere decine di persone nello stesso giorno con una buona pace del "radicamento negli spiriti".

È un grave errore,  un errore che rischia di minare alle basi tutto il “corpus” teorico della medicina energetica:  non più agopuntura ma “agoterapia”.

Eppure l'agopuntura potrebbe essere un modo efficace di  risparmio per il sistema sanitario… penso a emicrania, endometriosi, lombalgia che vengono trattati con agopuntura  e a come si potrebbe ridurre le voci  di spesa per farmaci, ricoveri e giornate di lavoro perse dei soggetti affetti da tali patologie.

 Questa può essere una via d’ingresso  nel sistema sanitario dignitosa e non ha come prezzo  quello  altissimo di rinunciare a noi stessi.

Resta a noi il mandato di mantenere in vita una disciplina profonda che richiede, come tutte le cose importanti e complesse, tempi lunghi e impegno, studio e riflessione, scambio e immedesimazione.

Solo continuando ad essere noi stessi, non perderemo il senso profondo di quest’arte che ci viene dal passato, che ci consente di avvicinarci a patologie più complesse, riuscendo a ritrovare, quasi sempre, il “bandolo della matassa”…. cosa che, in ultima analisi, ne determina l’efficacia.